In risposta ad Alessandra Di Pietro

Alessandra Di Pietro è stata inserita in una lista di persone che negli anni passati hanno dato spazio e appoggi ai nazifascisti di Casa Pound. Qua potete leggere la sua reazione. In attesa che venga approvato, posto anche qui il mio commento a essa:

“Personalmente trovo inefficace l’uso della lista. Avrei preferito che per ognuno dei nomi si fossero specificate responsabilità precise. Ma questa è una questione per me soltanto tecnica, di “efficacia”. Forse non c’è stato il tempo di farlo. Spero che lo si troverà, cercherò nel mio piccolo di trovarlo anch’io.

Moralmente e politicamente, invece, trovo ingiustificabile quel suo articolo, così come trovo ingiustificabili le azioni commesse dagli altri componenti della “lista”. Diversamente per ognuno, certo.

Anche questo suo post è altrettanto inqualificabile e massimamente ipocrita:http://alessandradipietro.it/2011/12/15/furia-e-un-cavallo-del-west-e-non-una-pratica-politica-che-mi-appartiene/ e a riguardo vorrei spenderci due parole qui:

Prima di tutto, non ci si sveglia ora: chi chiede oggi la chiusura di Casa Pound la sta chiedendo da anni, a differenza di chi, come lei, ci faceva i pezzi apologetici e dava spazio al nazifascismo. Le suona male? E’ quello che lei ha fatto.

Inoltre lei scrive: “Perché l’assassino ha agito oggi e non ieri? Si è sentito protetto dall’odio verso i deboli spacciato per la pancia del paese?” Lei si rende conto dell’ipocrisia di quest’affermazione? Si rende conto che lei è proprio tra chi ha fatto sentire protetti quei criminali? Tra chi ancora continua a farlo? Senza rendersi conto, peraltro, che così facendo ora appare sulle pagine di Ideodromo, quelle che fino a qualche giorno fa ospitavano Casseri…

La democrazia se vuole sopravvivere deve avere dei limiti. Lo diceva persino un liberista come Karl Popper: dobbiamo riservarci l’intolleranza verso gli intolleranti. Lo hanno stabilito i padri costituenti. Il fascismo non può avere spazi di dialogo e rappresentanza. Chi glielo fornisce non è più liberale, democratico, inclusivo. Chi glielo fornisce è complice, lo è nei fatti, indipendentemente da quale sia la sua sedicente casacca politica.

Ho spesso sentito dire da molti militanti di sinistra che “l’antifascismo è una questione di classe”, che è inutile rivolgersi alla borghesia o allo Stato perché si faccia carico di estirparlo. In passato ho ritenuto sbagliate, quando non solipsistiche queste posizioni, credevo che l’antifascismo riguardasse tutti gli uomini e le donne di questo paese, che fosse una questione sentita da tutti i cittadini democratici, indipendentemente dalle diverse ideologie ed estrazioni sociali…

Anch’io mi ero sbagliato. Faccio ammenda.”